Agoura Hills e Alice Coltrane e il loro rapporto con Doja Cat

La regolazione della vita nella comunità religiosa di Agoura Hills ha influito molto sulla vita e le canzoni di Doja Cat

Dall’ EP  “Purrr!” a “Scarlet” fino alla stessa carriera di Doja incombe l’ombra di una musicista e leader religiosa chiamata Alice Coltrane.

Doja è nata in una famiglia coesa ma non unita. Suo padre era un attore molto impegnato, che lasciò la famiglia negli Stati Uniti e si trasferì in Sudafrica. Persi i contatti col padre, Amala (questo il nome di Battesimo di Doja) visse di qua e di là, e quando aveva otto anni, nel 2002, si trasferì a Sai Anantam Ashram, una comunità sulle colline di Agoura Hills gestita interamente dalla leggendaria artista jazz Alice Coltrane.

La cantante, però, era di religione induista, e chiunque facesse parte di quella comunità doveva esserlo. Doja Cat nel 2011 apparve anche su una copertina di un album di Alice, dove si può vedere la piccola rapper vestita di rosa.

Doja Cat  è la bambina a sinistra della foto, vestita completamente di rosa. La cantante ha dichiarato che la sua infanzia in quel luogo è stata infelice, ed è stato questo ad ispirarla per il singolo dall’album Scarlet “Agora Hills”. Agora richiama alla parola Agoura, nome della comunità, ma Agora significa anche “Piazza”. L’Agorafobia è la paura di uscire, sentirsi osservati, controllati e minacciati ovunque, e Doja Cat si sentiva così quando viveva lì.

Anche se da un certo punto di vista Alice Coltrane ha incoraggiato Amala a diventare Doja Cat, ad abbracciare la musica e ad amarla, lo fece con la costrizione. Infatti, la bambina doveva indossare veli anche d’estate, spesso pesanti, sciarpe e copricapi rituali, recarsi ogni giorno al tempio a cantare i Bhajan, “i canti di condivisione col divino” della religione dharmica, cosa che – se da un lato le piaceva – dall’altro odiava, perché non voleva cantare quella musica. Si sentiva come se “non potessi essere una ragazzina normale che andava a pattinare e mangiava cheeseburger”. Questo perché la mentalità era molto ristretta, e la carne di vacca è considerata sacra dagli Induisti, quindi la piccola  non era libera di mangiarla. Amala vedeva le serie televisive americane ambientate a Los Angeles, le persone viverci normalmente e divertirsi, e lei – che viveva nelle colline sopra Los Angeles – viveva in un mondo a parte, non poteva fare nulla di ciò che era normale in America. Era come alienata, su un altro pianeta, dal quale non riusciva ad uscire. Alice avvicinò anche molto la rapper al mondo della droga, e nell’EP “Purrr!” Doja Cat ha inserito la canzone “So High” rilasciata come singolo, con ispirazione induista,  che parla di droga. Lo stesso titolo si traduce come “così alticcia”. Il nome Doja Cat non è casuale: Doja infatti è un richiamo alla droga. Il suo nome tradotto sarebbe “Gatta Stordita”.

Alice non vide mai l’inizio della carriera di Doja Cat: la cantante e guru morì nel 2007. Una perdita per la comunità che lei dirigeva con un metodo da “falsa buonista”, dato che se sorrideva sulle copertine degli album, ci teneva a mostrare i bambini della comunità sulla stessa, per far capire che lei era seguita, quando in realtà dominava con un pugno di ferro una setta sulle colline di Agoura. Quando morì, la comunità si disgregò, e Doja si trasferì a Oak Park.

Per Doja Cat fu una liberazione, ma gli avvenimenti che subì, e anche i traumi, rivivono nella sua musica, dai suoi inizi nel 2012 ad “Agora Hills” del 2023.

E voi cosa pensate di questa situazione vissuta da Doja Cat?

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