In The Loop “L’Ultima Geisha” video, testo e spiegazione

Un inno contro la violenza sulle donne, l’ho riscoperto e voglio condividerlo con voi

Il duo salentino In The Loop, o ITL, composto dalla cantante Valentina Schiavo e dal compositore e polistrumentista Alessandro Galdieri ha pubblicato questo singolo nel 2023.

La Geisha, nella cultura giapponese, è una donna che rinuncia alla sua vita. Le Geishe passano le loro giornate – fin da piccole – in delle case del sesso, e imparano a servire l’uomo. Giunte ad una certa età, operano professionalmente. Lo scopo della Geisha NON È SOLO SESSUALE. Infatti lei prepara il té, massaggia, si prende cura e – se il cliente lo richiede- cucina per lui. Tuttavia lei non può obiettare. Il titolo “L’Ultima Geisha” indica che la protagonista sarà l’ultima donna che si sottometterà all’uomo…Un’utopia, che però – forse – un giorno si realizzerà.

Nel video vediamo immagini…strane. Restando su un tema orientaleggiante vediamo cani, aquile e rapaci, fiori e spade, e anche delle strane statue.

Alla fine del video vediamo una statua prendere fuoco, un mazzo di fiori in mano a Valentina bruciare, della vernice rossa colare e una spada alzarsi. Ma prima di analizzare perfettamente il significato di questa splendida canzone sui problemi mentali, vi racconto un piccolo aneddoto, e poi analizzeremo il testo.

La riscoperta

Io sono da sempre stato appassionato della cultura giapponese, e quando scorrendo di notte col cellulare su YouTube alla ricerca di qualche video, mi imbattei in questo, decisi subito di guardarlo. Era Novembre 2023. Mi piacque molto, e pensai “ci scriverò un articolo”. Poi lo ricercai qualche giorno dopo, ma non riuscivo a trovarlo perché non ricordavo il nome del gruppo, e nemmeno il titolo della canzone. Ricordavo le immagini del video, digitai “rose e geishe” e ancora “samurai e geishe” ma uscirono risultati così bizzarri che…È meglio non indagare oltre. Cercai su Google “canzoni italiane che parlano di Geishe” ma niente, non ritrovavo più il pezzo. Mi venne in mente, a Gennaio, di guardare nella cronologia di YouTube e ho scoperto che effettivamente guardo tantissimi video. Ero certo di aver lasciato like, ma nella cronologia si possono vedere tutti i video visti…Ma non lo trovai. A quel punto dissi “Me lo sarò sognato, ne faccio di sogni strani, erano le 2:00 di notte”. Odio darmi per vinto. L’8 Maggio 2024 ho guardato il video (cantandoci sopra) di “…Ready For It?” di Taylor Swift. Al termine del video, mi compaiono i video suggeriti da YouTube…Tra cui questo. Sicuro che fosse quello a cui pensavo da tempo, ci cliccai sopra…Et voilà, era quello! Quindi ora scriverò subito l’articolo.

TESTO

Non resto in Comfort-zone
Sbarro le porte che portano da te
È un’abitudine

603 le volte che ho riso
Fare buon viso a cattivo gioco
Spasmodico è il tuo Narciso
È un Karakiri(1) o un anestetico
Difendo dal matto con la mia regina (2)
Non sono mai stata un concerto in sordina
È un’abitudine

Non resto in Comfort-zone
Sbarro le porte che portano da te
È un’abitudine

Dentro me c’è L’ultima geisha
Dipinge il viso per nasconderlo
Diamanti taglienti dalla tua voce
Come fai a guarire dalla mia croce
È un’abitudine

Non resto in Comfort-zone
Sbarro le porte che portano da te
È un’abitudine

Sono un granello di sabbia cullato dal vento, mi perderò
Sono un granello di sabbia bagnato dal tempo, affonderò
E sarò come sabbia che cancellerà
Le tue abitudini

(È un’abitudine) Mi basto solo io
(È un’abitudine) Mi resta solo Dio
Sbarro le porte che portano da te
(È un’abitudine) Mi basto solo io
È un’abitudine

 

(1) harakiri, noto in molti paesi del mondo come “karakiri” per un errore di traduzione, è un rituale di suicidio giapponese. Veniva compiuto dai Samurai che avevano perso l’onore, ma anche da molte persone disperate, basti pensare all’opera lirica “Madama Butterfly” per morire riguadagnando l’onore perduto. I samurai che – dopo aver perso l’onore – non compivano questo rito diventavano dei reietti, detti Ronin, ed erano considerati farabutti e criminali.

(2) il riferimento è agli scacchi, come vediamo anche nel video. La protagonista è una Regina e si difende dallo (scacco) matto. Scacco matto è il termine utilizzato in Italia quando si vince a scacchi. (In inglese “Check Mate”). Questa donna è forte, e anche se il suo uomo l’ha utilizzata come una pedina degli scacchi, sa difendersi al meglio, e ora è una regina.

Come possiamo intuire dal testo, la donna esce dalla sua comfort zone, simboleggiata dalla statua che compare nel video e brucia. Non è un segno negativo. Il busto, bruciando, rivela una parte nascosta, come se la corazza costituita dalla comfort zone sia stata finalmente distrutta. I rapaci e i grossi canidi rappresentano le paure che ha la donna ad uscire, i suoi incubi, ciò che potrebbe perseguitarla. Nei testi parla di “sabbia che affonda” ma anche qui è una parafrasi della resilienza, perché anche se affonderà quel granello di sabbia si farà giustizia, cancellando per sempre le abitudini di un partner malvagio.

Cosa hanno detto i cantanti in merito al singolo?

Valentina Schiavo, cantante del duo,  ha spiegato così il brano alla nota rivista online Billboard, che segue artisti di fama internazionale in tutto il mondo, ma anche artisti emergenti:

“Comfort-zone è quello spazio dove ti trovi quando le cose magari vanno malissimo, e no, non è affatto confortevole. Indica un posto dove rimani, senza volerti spostare. Dove rimani, senza volertene andare. È come un campo minato. Quindi per quanto intorno possa essere un bel giardino, o un prato vastissimo in cui poter correre con grandi alberi e un bellissimo cielo azzurro tu non ti muovi da dove sei. Perché ogni pochi millimetri, sai che troverai una mina pronta ad esplodere. E tu non vuoi prenderla in pieno. Quindi piuttosto che tentare di uscire da questo campo minato e andare a guardare il mondo fuori, andare a cercare un posto magari più bello di quello in cui ti trovi ora, preferisci rimanere [nella comfort zone]. Immobile. Le mine che sono su questo campo, sono le nostre paure, i limiti che crediamo di avere. E possiamo rimuoverle tutte, una ad una. Dipende da quanto siamo disposti a mettere in gioco”.

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